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Come Riparare una Cornice

Tra gli oggetti decorativi di casa nostra che possono richiedere spesso delle lavorazioni di manutenzione, vi sono le cornici. Esse non solo possono essere ricostruite dove mancano dei pezzi, ma possono anche essere ridotte di dimensioni a piacimento e in base alle esigenze. Con questa guida potrai imparare ad eseguire queste operazioni.

Occorrente
Cavachiodi
Sega
Colla vinilica
Scalpello o cacciavite
Morsetti
Plastilina
Stucco liquido
Saponaria o talco
Carta vetrata sottile
Pinzetta
Nastro adesivo

Per quanto riguarda la riduzione delle dimensioni della cornice, la prima operazione che dovrai fare consiste nello smontare la cornice in tutte le sue parti. Quindi, con il cavachiodi, togli appunto i chiodi negli angoli e, con l’aiuto di uno scalpello o di un cacciavite, fai leva, fino ad aprirli in modo da ottenere le quattro aste separate.

Come Restaurare Una Cornice Di Fine Ottocento
A questo punto, dovrai procedere a tagliare le aste nuove del quadro nella misura che desideri, ricordandoti di fare le diagonali alle estremità. Una volta fatto, incolla gli angoli con della colla vinilica e assemblali mediante l’uso di morsetti. Ora lascia in posa per almeno ventiquattro ore. Dopo aver verificato che la cornice è ben incollata, togli i morsetti.

Per quanto riguarda la ricostruzione delle parti mancanti, dovrai, innanzitutto, prendere una piccola quantità di plastilina e liscia bene la superficie, spolverandola con un po di saponaria o talco, in modo che non si attacchi al modello. A questo punto, adagiala su una parte uguale a quella mancante e, premendo, prendi il calco. Versa poi all’interno del calco uno stucco liquido formato da scagliola o stucco sciolto in acqua, quindi distribuiscilo uniformemente.

Ora, quando lo stucco è quasi completamente asciutto, apri con leggera pressione la plastilina, estrai il calco con una pinzetta e lascialo asciugare bene. Ora con la carta vetrata sottile rifinisci il calco ottenuto e, dopo aver steso la colla vinilica sulla parte mancante, adagialo fissandolo con del nastro adesivo. Infine lascia in posa per ventiquattro ore.

Category: Fai da Te

Come Ridurre le Dimensioni di una Foto

Spesso e volentieri vi sarà capitato di avere una foto o un’immagine troppo grande o troppo pesante da dover caricare su qualche sito (come Facebook) e non riuscirci o impiegarci tanto tempo con strani metodi. In pochi sanno però che basta un programmino che tutti hanno sul computer: Paint.

Paint è un vecchio programma della Microsoft installato su tutti i computer. Questo programma dispone di alcune funzionalità che conoscono in pochi, come in questo caso quello di ridurre le dimensioni dell’immagine scelta senza ricorrere a programmi troppo complessi, come Photoshop e simili. Il primo passo da fare è caricare la foto su Paint e aprire la voce di menù “immagine”.

Dal menu selezionare “attributi”. La finestra che si aprirà dopo il click ci consente di specificare i valori di larghezza e altezza dell’intero riquadro. Non si tratta in questo caso di un ridimensionamento vero e proprio, ma della gestione dell’area di lavoro. Potremo così tagliare eventuali bordi inutili: se abbiamo un’immagine di 800 px di larghezza ed impostiamo nel campo attributi un valore di 600px, l’immagine verrà tagliata. Ovviamente sono disponibili tre unità di misura differenti: Pollici, Cm e Pixel.

Un secondo modo è quello di selezionare la voce “ridimensiona/inclina”. Si tratta dello strumento che ci permette di ridimensionare la foto, ingrandendola o rimpicciolendola di un fattore percentuale compreso tra 1 e 500. Naturalmente, i valori da 1 e 99 rimpiccioliranno l’immagine, mentre quelli maggiori di 100 ingrandiranno l’immagine. Tutto quello che dobbiamo fare, insomma, è inserire un semplice numeretto.

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Come Ridurre le Dimensioni di un File Video

Con la nuova tecnologia digitale girare dei video è diventato un hobby alla portata di tutti ma il più delle volte la sua dimensione rende difficile poterlo condividere con amici. Di seguito un semplice tutorial che aiuta a ridurre la dimensione e il peso di un file video.

Grazie al programma AVS Video Converter è possibile diminuire la dimensione di tutti i file video di qualsiasi formato memorizzati sul disco rigido. La prima cosa da fare è scaricare ed installare AVS VideoConverter e installarlo seguendo le istruzioni dell’installazione guidata. Installato il programma non ci resta che avviarlo. Nella schermata principale bisogna scegliere il formato in cui si vuole convertire il video cliccando su una delle icone in alto; le scelte sono davvero tante avi, mpeg, wmv, dvd e blu-ray.

Fatto questo clicca sul tasto Sfoglia posto al fianco della finestra chiamata File di Ingresso e dalla schermata che compare selezionare il file che vuoi analizzare e convertire. Il prossimo step è controllare i parametri di ingresso e di uscita e per fare questo clicca sul pulsante Avanzato, così facendo si aprirà la schermata che contiene le opzioni avanzate dei parametri del file.

In questa finestra clicca su Info File e confronta le proprietà dei parametri di ingresso e quelli di uscita facendo attenzione che dimensione, altezza e larghezza dell’immagine video, frequenza di campionamento e aspetto siano gli stessi.Nel caso in cui i valori nella colonna File di uscita differiscono da quelli del File di ingresso clicca sul pulsante Modifica Profilo per aprire la finestra Modificatore del profilo ed effettuare tutti i cambiamenti necessari. Alla fine clicca su OK per applicare le modifiche.

A questo punto puoi ridurre la dimensione del video mantenendo il suo formato. Per fare questo clicca sul pulsante Modifica Profilo e nella schermata che compare imposta il valore Bitrate più basso nella sezione Codec Video e Codec Audio alla fine clicca su OK per confermare le modifiche.Non ti resta che specificare la directory in cui salvare il file di uscita

Clicca sul pulsante Sfoglia per scegliere la cartella in cui salvare il video ridimensionato, clicca sul pulsante Convertire per dare inizio al processo di riduzione.Non ti resta che aspettare. Il tempo che il programma impiega per ridurre il file dipende dal peso, dalla dimensione di file di ingresso, dal suo formato e dai parametri applicati. Alla fine ti ritroverai il file video più leggero e pronto ad essere condiviso.

Category: Tecnologia

Come Arredare Salotto di Casa

Il soggiorno si può arredare in molti modi, a seconda del gusto e dello stile preferito da ognuno. Bisogna però fare i conti con lo spazio a disposizione, per sfruttarlo al meglio e per far sì che il vostro salotto abbia tutto ciò di cui avete bisogno nel limite dello spazio che si possiede. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere i migliori stili d’arredo per il salotto di casa in base a criteri di qualità, prezzo, offerte e corretta informazione per il consumatore.

Chi ha a disposizione un ampio salotto, anche diviso in più ambienti separati idealmente da uno scalino o dall’arco a muro, può spaziare all’interno di una varia scelta e tra diverse tipologie d’arredo. Accanto al divano sarà infatti possibile posizionare una o più poltrone, mentre il tavolo da pranzo potrà essere collocato in un’altra zona del salotto, dividendo così l’area lounge da quella del tempo libero.

Per quanto riguarda i mobili, se lo spazio è ampio, potete collocare in salotto una libreria di grande dimensioni, o più d’una di dimensioni modeste, dei mobili d’appoggio, sopra i quali adagiare impianto stereo o tv, e una poltrona particolare, come queste poltrone massaggianti segnalate da Luca Barba.
Se invece il salotto è di modeste dimensioni va valorizzato al meglio, cercando di sfruttare lo spazio a disposizione e facendo in modo di renderlo funzionale e pratico.

Per fare questo è necessario affidarsi soprattutto a mobili componibili e multifunzione che vi aiuteranno così a salvare spazio. In commercio esistono complementi d’arredo pensati e progettati per arredare anche gli spazi più piccoli. I più comuni sono i tavoli da pranzo che all’occorrenza si aprono moltiplicando lo spazio a disposizione, i divani reclinabili e componibili e i complementi d’arredo modulari.

Category: Guide

Come Fare Stretching Prima di un Allenamento

In questa guida spieghiamo come fare stretching prima di iniziare l’allenamento

MUSCOLO TIBIALE ANTERIORE E COLLO DEL PIEDE
Di solito non si punta molto su queste due parti della gamba che in realtà sono costantemente sovraccaricate. Basti pensare all’arrampicata, allo sci, al jogging e ad altre attività che implicano una costante flessione della caviglia. Per stirare questa zona bisogna allargare la parte anteriore della gamba allungando la caviglia.
Risulta essere un esercizio utile ma va eseguito correttamente: se soffrite di patologie al ginocchio non flettetelo! COME ALTERNATIVA ci si può sedere sul bordo di una sedia e portare i piedi all’indietro lasciando le ginocchia in avanti.

QUADRICIPITE O PARTE ANTERIORE DELLA COSCIA
Il quadricipite, essendo un vero e proprio gruppo muscolare, è sempre sottoposto a qualsiasi sforzo che implichi un movimento degli arti inferiori. Proprio per questo motivo bisogna sempre includerlo nello stretching, basta appoggiarsi a qualsiasi cosa che ci permetta semplicemente di stare in equilibrio, quindi afferrare il piede e tenderlo all’indietro, portando il tallone al gluteo.
Ritraendo l’ombelico all’indietro appoggerai l’anca e sentirai di aver fatto uno stretching più completo, ma non dimenticare di flettere un po’ la gamba di appoggio, sennò rischi di bloccare il ginocchio. COME ALTERNATIVA puoi farti aiutare nello stiramento appoggiando bene l’anca al pavimento, avvicinando il piede al gluteo.

SGA: UN’ALTERNATIVA EFFICACE ALLO STRETCHING CLASSICO

Lo Stretching Globale Attivo è l’applicazione completa dei principi della Rieducazione Posturale Globale, tipo di fisioterapia ideato da Philippe Souchard. Consiste in un lavoro terapeutico che si basa, principalmente, sullo stretching delle catene muscolari più accorciate.
È uno stretching che non prevede stiramenti analitici o eseguiti sui singoli gruppi di muscoli, come si fa di solito.
È stato infatti dimostrato che allungando una parte del corpo si rischia di accorciare l’altra, e infine provocare scompensi muscolari.

L’SGA, non essendo assistito, è uno stretching attivo che prevede leggere contrazioni muscolari accompagnate da una corretta respirazione.
Le posture sono facili e vanno mantenute per alcuni minuti, infatti in una sessione di 45 minuti è possibile cambiare posizione anche solo quattro volte, benchè in molti casi ciò dipenda dall’istruttore e dalla dinamica della lezione. Ogni posizione prevede una postura, una progressione e una conclusione pensati attentamente per non causare compensazioni muscolari dovute alla rapidità, tipico fattore che caratterizza altri tipi di stretching.
Prima di partecipare ad una di queste lezioni si raccomanda di assistere, individualmente, ad una terapia di RPG durante la quale si eseguirà una valutazione funzionale e statica, per poi concentrarsi sulla necessità di fare un certo tipo di stretching e correzione posturale a seconda della persona. L’SGA è la soluzione per continuare il lavoro iniziato in questa particolare sessione.

PSOAS O PARTE ALTA DELLA COSCIA
Il muscolo psoas è costantemente sollecitato, poichè interagisce ogni volta che flettiamo l’anca, basti pensare a quando saliamo le scale, quando camminiamo, o saliamo sulla bicicletta.
Se il quadricipite è in tensione significa che stiamo già stirando anche il psoas, ma in parte.
Per completare il movimento, quindi, è necessario distendere anche l’anca mettendosi in ginocchio.
Attenzione, però, a non esagerare. Se non abbiamo ancora raggiunto una buona elasticità, meglio passare ad una versione più semplice dell’esercizio, eseguendolo con la gamba all’indietro distesa.
Per chi è particolarmente elastico un’interessante ALTERNATIVA può essere quella di afferrare il piede all’indietro e portarlo al gluteo

ADDOME E PARTE ANTERIORE DEL TRONCO                                                              Questa zona, essendo delicata, solitamente non si sottopone a grossi sforzi, ma lo stretching aiuta molto ad aprire delle parti cruciali come l’anca e le costole, oltre ad esercitare una leggera pressione sull’osso sacro. L’esercizio inizia da seduti ma su di un rullo, anche un materassino arrotolato, o un cuscino rotondo ma stabile, ad esempio, o qualcosa di simile. Poi ci si sdraia lasciando l’anca appoggiata e le gambe rilassate.Se si vuole completare l’esercizio coinvolgendo anche il psoas basta flettere un ginocchio ed avvicinarlo quindi al petto aiutandosi con le braccia.

PETTORALI, BICIPITI E AVANBRACCIO
Si può considerare uno stiramento piacevole, anche se richiede una particolare attenzione nella posizione del braccio, bisogna infatti aprirlo e sollevarlo all’altezza della spalla, appoggiando la mano contro una colonna o una superficie simile. Quindi si ruotano il corpo e le gambe in senso contrario ma facendo attenzione a muoversi in contemporanea con i piedi, per evitare di compromettere le ginocchia.
Esiste una variante dell’esercizio in coppia, in cui il compagno può aiutarvi a tenere ferma la schiena e le spalle: sarà sicuramente uno stretching più completo per i vostri muscoli pettorali.

SPALLA E MUSCOLO TRAPEZIO
Ci sono parti del corpo come la schiena, le spalle ed il collo che risultano sottoposti a continue sollecitazioni pur non essendo coinvolti in un certo esercizio. Si tratta, inoltre, di zone difficili da coinvolgere negli stiramenti perchè richiedono la partecipazione di fattori esterni, come ad esempio una spinta, una trazione o lasciando semplicemente che un peso, afferrato con le mani, porti le spalle ad abbassarsi.
Se invece possiamo fare l’esercizio in coppia, basta chiedere al compagno di applicare la trazione. È un esercizio che si fa da seduti, con le ginocchia flesse ma stando attenti a lasciare la parte alta della nostra schiena ben rilassata.

MUSCOLO GEMELLO
Noto come muscolo gemello o più comunemente polpaccio, il gastrocnemio si trova alloggiato in una sorta di fascia che si allunga quando il muscolo entra in azione.
Sollecitare questo muscolo può originare dolore ma soprattutto crampi. I meglio conosciuti, e tanto temuti, sono i famosi “crampi al polpaccio”. Per allungare correttamente il muscolo gemello basta salire su un gradino e lasciare che il tallone cada verso il basso.
Se si esegue in coppia, si consiglia di seguire questa variante dell’esercizio. Una volta distesi, sollevare la gamba mantenendola tesa, lasciando che il compagno applichi una certa pressione per permettere di flettere maggiormente la caviglia. L’efficacia dell’esercizio dipende proprio dalla caviglia, che va tenuta rilassata.

MUSCOLI ISCHIO-TIBIALI
I muscoli ischio-tibiali sono i principali flessori del ginocchio. Sono i muscoli posteriori della coscia e del polpaccio e la loro posizione ne determina la particolare conformazione contratta e quindi accorciata. Il loro stiramento non dovrebbe provocare dolore ma una leggera sollecitazione.
Tuttavia, quando si agisce su questa zona, in particolare, è normale avvertire un lieve fastidio, che può essere attenuato flettendo leggermente il ginocchio.essere attenuato flettendo leggermente il ginocchio.
Anche lo stretching della zona ischio-tibiale può essere eseguito in coppia, ma in questo caso il compagno deve avere una cognizione precisa del movimento da esercitare.
Una volta raggiunta la posizione supina, è necessario spingere il tronco in avanti, portando le gambe nella seguente posizione: mentre si estende dolcemente una gamba, flettere il ginocchio dell’altra gamba e mantenere il piede premuto contro l’anca.

FNP
Se vogliamo fare realmente lo stretching prima e dopo ogni allenamento, è fondamentale sapere che ne esistono di vari tipi, e che per scoprirli è necessario addentrarsi nei meandri delle varie tecniche esistenti.
Un primo passo può essere quello di soffermarsi sulla FNP, o Facilitazione Neuromuscolare Propriocettiva.
Se ciò che la contraddistingue da altri metodi è la tanto attesa fase di rilassamento del muscolo, sarà altrettanto interessante capire che da un muscolo affaticato si origina una ulteriore tensione che favorisce l’allungamento.
Non importa l’entità della contrazione, statica o dinamica: superata la soglia limite, se si compie una fatica eccessiva sarà difficile raggiungere il tanto atteso rilassamento.
Ecco degli esercizi da fare in coppia che si concentreranno sullo stiramento dei muscoli pettorali.
Si inizia da seduti, le braccia devono essere aperte quasi a formare una croce, per fare in modo che il compagno possa afferrarle, così da tenere ferma la nostra schiena.
L’allungamento si concentrerà sul tentativo di vincere la resistenza del compagno mentre cercheremo di unire le braccia in avanti, ma durerà pochi istanti, dopodichè il vano tentativo verrà interrotto automaticamente dal nostro corpo che passerà alla fase di rilassamento.
Quindi il compagno avrà il compito di separare le braccia fino a farle arrivare più indietro rispetto alla posizione iniziale. Da questa nuova posizione ripartirà l’esercizio, che si ripeterà sempre aumentando non solo l’apertura delle braccia ma, di conseguenza, anche quella del muscolo pettorale.
La FNP prevede inoltre altri metodi che andrebbero approfonditi per trovare il tipo di stretching che più si addice al proprio corpo.

SCHIENA
Stirare la schiena, o meglio la colonna vertebrale, non significa eseguire un semplice allungamento. Il movimento va svolto con attenzione, vista l’importanza di questa parte del corpo.Lo stretching inizia eseguendo un arrotondamento della colonna vertebrale dalla quadrupedia, o posizione a quattro zampe, detta anche a dorso di gatto, o prendendo una sbarra o qualcosa di simile e tirandola all’indietro mentre ci si arrotonda. Va prestata particolare attenzione, inoltre, al metodo con cui si svolge l’esercizio poichè allungare la colonna vertebrale non significa portare il petto all’infuori: è il contrario. Fare l’esercizio in coppia sembra strano e complicato, ma in realtà è facile da eseguire e abbastanza sicuro, a meno che non si compiano movimenti bruschi e non si soffrano patologie, in tal caso va ridotto il grado di movimento. L’allungamento consiste nel prendere i piedi per i talloni e arrotondare la colonna vertebrale, dolcemente, all’indietro per poi fare il movimento contrario in avanti.Lo stress dopo una giornata di lavoro, unito alla tensione e alla stanchezza, possono concorrere spesso a lasciarci una strana sensazione: avere la schiena chiusa, rigida, poco flessibile. è utile perciò e un esercizio che possa far respirare le vertebre, stirando, principalmente, i musceseguire un esercizio che possa “far respirare le vertebre”, stirando, principalmente, i muscoli gran dorsali. Per eseguirlo è necessario posizionare la schiena diritta e tirarla all’indietro dall’anca mentre si impugna con forza una sbarra o qualcosa di simile. Si consiglia di flettere le ginocchia per aiutarsi.
Se si esegue l’esercizio in coppia, si può procedere afferrando il compagno per i polsi e tirando all’indietro, bilanciando la forza del tiro nel caso in cui non si possieda la stessa ampiezza nelle braccia.

IMPARARE A RESPIRARE MEGLIO

Concentrarsi sullo stretching non serve se prima non ci si concentra sulla respirazione. Respirare è naturale, ma mantenere una corretta respirazione sotto sforzo richiede preparazione.
Lo stiramento, in quanto fase iniziale di un allenamento vero e proprio, che diventerà via via più sostenuto, va vissuto con un momento di calma e rilassamento, di cui deve beneficiare anche la respirazione. Ecco alcune semplici regole da seguire affinchè respirazione e stretching possano terminare con un meritato rilassamento:

Tenere una posizione iniziale corretta, ma soprattutto ideale per noi: in questo modo potremo ottenere la sensazione di rilassamento che vorremmo avere.
Inspirare prima di eseguire l’allungamento ed espirare durante l’esercizio.
Mantenere l’allungamento per alcuni secondi, adottando una respirazione lenta e rilassata.
Inspirare nuovamente mentre si esegue uno stiramento più ampio.
Inspirare e riportarsi nella posizione iniziale per eseguire lo stretching su di un altro gruppo muscolare.

COLLO
Per eseguire uno stretching corretto coinvolgendo anche il nostro collo è utile concentrarsi su tre direzioni, che equivalgono a: stretching laterale, frontale e obliquo. Per prepararsi a questi 3 tipi di esercizi si consiglia di allungare il collo come se volessimo toccare il soffitto con la testa. In questo modo è possibile separare le vertebre cervicali, in modo tale da evitare attriti durante l’esercizio.
Lo stiramento laterale del collo, che incide anche sulla spalla, si esegue mettendo la mano sulla tempia del lato opposto, e quindi tirando verso l’altro lato puntando sempre lo sguardo fisso in avanti. Lo stiramento sarà più efficace per la spalla se durante l’esercizio si porta la mano libera dietro la schiena. Se si svolge in coppia, portare il braccio davanti alla spalla opposta all’allungamento.
Lo stiramento frontale del collo, che incide anche sulla schiena, si inizia portando le mani dietro la parte alta della testa e tirando verso il basso. Se si fa in coppia, chi esercita lo stiramento deve portare le braccia del compagno davanti alle sue spalle ed appoggiare il proprio corpo contro quello del compagno per tenere ferma la schiena.
Lo stiramento obliquo del collo, che incide anche sul trapezio, parte cruciale della schiena costantemente sotto pressione, si inizia portando una mano nella parte laterale posteriore della testa e guardando verso il basso. In coppia l’esercizio si svolge in maniera simile allo stiramento frontale ma cambiando la direzione del movimento.

ZONA LOMBARE
Allungare la zona lombare può diventare l’esercizio finale della nostra fase di stretching in quanto non permette solo di rilassarsi ma di eliminare anche eventuali tensioni che si possono essere accumulate nella zona lombo-sacrale.
L’esercizio, che si fa meglio in coppia, inizia premendo l’anca più volte, in modo completo ma non aggressivo, contro i talloni mentre il compagno mantiene la posizione arrotondata. Ci si può aiutare con le gambe, flettendo le ginocchia e premendo leggermente contro il costato.

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